Delenda hominum


Dio degli umani
per chi parlavi
che di pietà
non è rimasta l’ombra

A chi s’arrese
la tua prole scelta
quale il motivo
quale la ragione

Non c’è d’umano il canto,
ignobile il pensiero
quando il fratello prega
e l’altro affonda il pugno

Dei tuoi maestri aggiunti
atti a riferire,
a tramandar la storia
chi si salva adesso

Se Attila n’ha già passato il senno
se han perso la ragione
se la missione ormai
è pane d’ombra acerba e inacidita.

Dio degli amori,
dov’è finito il seme
d’umana dignità,
quando la speme chiama
e il fico d’india preme
sulle ferite aperte e mai richiuse

Non c’è orizzonte,
solo un’amalgama di nebbia
e fumo denso,
tra carte mozze
di re fanti e regine senza testa

-Mentre le genti muoiono
a capo chino-

Marco Casini
03/02/2016

delenda

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